Categoria: appello

Basta prescrizione, basta impunità. #PETIZIONE

 

NO ALLA PRESCRIZIONE

Il 5 marzo saranno passati già 4 anni dalla morte di mio figlio Matteo: stava montando un palco, quello per il concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria.
Matteo è morto sul lavoro.

4 anni in cui il processo per la sua morte, dopo un apparente celere avvio, rischia di fermarsi.

Mi hanno proposto un accordo per i danni che avrei subito e ho rifiutato: per me giustizia è individuare il responsabile di quanto successo, non un assegno da 350mila euro sventolato in aula.

Il punto è che il procedimento per la morte di mio figlio Matteo quasi certamente dovrà iniziare da capo. Il giudice incaricato da giugno prenderà servizio a Palmi e toccherà ad altri gestire l’istruttoria dall’inizio fino alla fine. Questo vuol dire che molto probabilmente, davanti al nuovo Giudice tutti i testimoni che hanno già deposto dovranno tornare in aula per ripetere quanto in precedenza messo agli atti e forse tra un anno e mezzo il processo arriverà allo stesso punto in cui si trova oggi. Con l’avanzare del tempo, il risultato finale di tutta questa storia, potrebbe essere quello della prescrizione e dunque potrebbe essere che io non riesca mai a vedere i responsabili della morte del mio unico figlio. Continua a leggere

Il 9 luglio l’inizio del processo #aggiornamento

SICUREZZA PER GLI OPERAI DEGLI SPETTACOLI LIVE

19 giu 2015 — Cari firmatari,

lo scorso 11 giugno si è tenuta la prima udienza del processo per la morte di mio figlio: sono state registrate una serie di questioni preliminari poste dalle difese ed è stata notificata l’offerta che ho ricevuto dalla ditta F & P Group come risarcimento. 350 mila euro che io, però, ho rifiutato.

Il processo vero e proprio si aprirà il prossimo 9 luglio, quando cominceranno gli interrogatori.

Grazie, come sempre, per il vostro sostegno. Vi terrò aggiornati sui prossimi sviluppi.

 

Paola Armellini

Ancora sul 1° Maggio…

L’organizzazione del concerto del Primo Maggio ha chiesto un incontro con il collettivo degli operai dello spettacolo live, a seguito di alcune mail inviatele da quest’ultimo, in cui si faceva richiesta di intervenire durante il concerto con la lettura di un testo condiviso tra la famiglia, gli amici e i lavoratori.
Questa richiesta ha avuto esito negativo e durante l’incontro, a cui hanno partecipato anche alcuni di noi, il Sig. Marco Godano ci ha invece prospettato l’ipotesi di aprire il concerto del 1° maggio con una dedica a Francesco Pinna e Matteo Armellini, seguita da un minuto di silenzio.

Coerentemente con la volontà della famiglia, ci siamo sentiti di rifiutare questa possibilità e ci è stato assicurato che non si verificherà alcuna manifestazione commemorativa della morte di Matteo.
Riteniamo che il significato di questa giornata debba esulare da ogni sorta di celebrazione pubblica del singolo episodio, che si presta a facili strumentalizzazioni, ma deve al contrario assumere i caratteri di un impegno concreto a tutela di tutta la categoria e dei lavoratori in genere.
Cogliamo l’occasione per rilanciare una sintesi del nostro appello:

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Agli artisti del 1° maggio.

Suonare sul palco del 1° Maggio dovrebbe significare celebrare la dignità di ogni lavoratore
e implicitamente considerarne la fragilità, specialmente in questo momento in cui va
sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.
Ricordiamo che anche questo palco voluto dai sindacati, è frutto, come tutti gli altri, del
lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non
riconosce, nella realtà dei fatti, i diritti fondamentali.
Gli incidenti non sono casuali, ma avvengono al contrario a causa di scelte volte solo a
massimizzare il profitto.
E’ qui che chiediamo espressamente a voi artisti di non sentirvi estranei. Vi chiediamo di
fare una scelta etica, di cambiare modello di business, tutelando le parti più deboli di
questo processo ed esigendo chiarezza e garanzie nell’intreccio di responsabilità tra società
di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live. In
particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, assicurando
sicurezza, ritmi lavorativi e turni più umani.
E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti. La nostra non è un’accusa, è
solo un invito a liberarvi da una complicità morale che l’apparente immobilità riflette sulla
vostra immagine.
Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta
di niente e aspettare un’altra morte.

BFG

http://www.bieffegi.wordpress.com

Agli artisti del 1° maggio.

Scriviamo questa lettera a chi tra una settimana salirà sul palco del 1° Maggio. Sappiamo che non siete i soli a cui dovremmo scrivere, ma ci sembra giusto rivolgerci per prima cosa a voi che avete scelto di partecipare alla festa dei lavoratori.

Specialmente in un momento come questo è molto facile rassegnarsi alla propria impotenza; le decisioni sembrano prese tutte in contesti inavvicinabili, guidate da criteri irragionevoli e interessi meschini. Il timore che dopo gli incidenti di Trieste e Reggio Calabria nulla cambi, ci spinge però a forzare questo senso di impotenza e a chiamare in causa chi invece ha la possibilità concreta di intervenire. Gli artisti.

Suonare al concerto del 1° Maggio dovrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice esibizione tra le tante. Significa riconoscere la dignità di ogni lavoratore, celebrarne le conquiste e implicitamente considerarne le fragilità, specialmente in questo momento in cui va sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.

 Durante la vostra esibizione centinaia di migliaia di persone guarderanno verso il palco senza vedere ciò che è “dietro” lo spettacolo.

Ci piacerebbe ricordare che anche questo palco voluto dai sindacati, sia frutto, come tutti gli altri, del lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non riconosce, nella realtà dei fatti, diritti ormai considerati fondamentali. Non è la sede per entrare nello specifico, ma vogliamo comunque sottolineare che figure professionali quali rigger, scaffolder e facchini che rendono possibile ogni volta il funzionamento del gigantesco macchinario dello spettacolo, lavorano senza neppure un contratto specifico per la mansione che svolgono, senza un sistema di regole relative a turni e orari di lavoro e in condizioni di sicurezza spesso esistenti solo sulla carta. Sono molti gli aspetti che necessiterebbero di un serio intervento di riforma. Basti pensare che la formazione professionale in molti casi rimane a carico del lavoratore, così come la copertura assicurativa e l’attrezzatura di sicurezza. A questo si aggiunge la poca chiarezza nell’intreccio di responsabilità e competenze tra società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live.

 E’ in questo scenario che chiediamo a voi artisti, vertice della piramide e in ultima analisi committenti di tutto questo macchinario spettacolare, di non sentirvi estranei.

Riteniamo che non si possa più far finta di nulla, pensando che gli incidenti siano casuali e non avvengano al contrario a causa di scelte finalizzate alla massimizzazione del profitto. Vi chiediamo espressamente di usare il potere che forse non sapete di avere: il potere di riappropriarvi della possibilità di una scelta etica, cambiando modello di business, selezionando con cura e in base a precise garanzie le aziende e le strutture a cui affidarvi, vigilando e tutelando le parti più deboli di questo processo. In particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, garantendo ritmi lavorativi e turni più umani.

E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti, ancor di più ora che con l’estate il numero degli eventi live raggiunge il suo apice. La nostra non è un’accusa, è solo un invito a liberarvi da una complicità morale che comunque si riflette sulla vostra immagine.

 Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta di niente e aspettare un’altra morte.

Gli amici di Matteo

Lettera aperta a Laura Pausini

Signora Pausini,

apprendiamo dai giornali del “dramma” che l’ha colpita e della sua intenzione di dedicare a Matteo i suoi prossimi concerti.

Ognuno ha diritto ad esprimere il proprio lutto nelle forme che ritiene più opportune, ma aver letto le sue dichiarazioni, riportate persino sui giornali di gossip, non può non farci pensare che Lei, Matteo, non sapeva chi fosse. Certamente non è così che chi l’ha veramente conosciuto avrebbe scelto di ricordarlo.

Ci rendiamo conto che i meccanismi dello show business, di fronte ad una tragedia di questo genere, impongono di assumere un contegno simile di fronte ai media. Ma è proprio a causa dell’ambiguità di questo cordoglio che sarebbe opportuno che Lei evitasse di farsi portavoce di un dolore che non le appartiene.

Forse dovremmo arrenderci ai meccanismi pubblicitari e lasciare che la strumentalizzazione mediatica ci scivoli addosso.

Ma non possiamo farlo, non possiamo perché vogliamo e dobbiamo rispettare il nostro dolore e quella che sarebbe stata la volontà del nostro amico.

Le chiediamo pertanto pubblicamente di astenersi dal dedicare a Matteo i suoi concerti, di non nominarlo, di lasciare il dolore a una dimensione privata.

Al di là degli aspetti penali, che competono alla magistratura, ciò che non emerge di questa tragedia è il grave problema che riguarda il lavoro. Lo show business, per massimizzare il profitto a ogni costo, impone ritmi frenetici e condizioni di lavoro aberranti a una categoria già di per sé frazionata e debole, il tutto per garantire sempre allo spettacolo di andare avanti.

Lei scrive nella sua lettera che si sente impotente, che non può fare niente per cambiare le cose; allo stesso tempo, Jovanotti invita a una riflessione su come migliorare il livello di sicurezza, senza che però alle parole seguano dei fatti concreti.

Noi al contrario riteniamo che Lei, come tutte le Star dello spettacolo, abbiate il potere e il dovere morale di cambiare qualcosa, per far sì che tutto quello che è accaduto non si ripeta. Gli artisti sono gli unici che possono permettersi di dire no.

Questo sarebbe un aiuto concreto e una dimostrazione di sostegno per quella che Lei chiama “famiglia in tour”, ed eliminerebbe il dubbio che da questa tragedia derivi solo pubblicità per il suo personaggio.

E’ il rispetto del silenzio che chiediamo.

Gli amici di Matteo