Ricordando Matteo ad un anno dall’incidente

Lettera di Paola Armellini al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:


All’Onorevole Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
Palazzo del Quirinale
Roma

Sono la madre di Matteo Armellini, il ragazzo morto a Reggio Calabria il 5 marzo 2012 mentre svolgeva il suo lavoro di rigger nell’allestimento del concerto di Laura Pausini,
previsto in quella città al Pala Calafiore.
La Costituzione italiana garantisce il diritto al lavoro e la pari dignità per tutti i cittadini.Credo dunque sia lecito e doveroso chiedersi come questo diritto, peraltro non sempre
rispettato, possa escludere perfino la sicurezza sul lavoro. Ogni anno in Italia muoiono più di mille lavoratori, purtroppo non sempre per fatalità,bensì troppo spesso a causa
di superficialità, quando non di negligenza.
Matteo è una delle vittime di questa mancanza di responsabilità; aveva solo trent’anni e ha pagato con la vita il suo diritto al lavoro. Confido che Lei, Signor Presidente, comprenda
la necessità di una madre, cittadina italiana, di ottenere almeno giustizia.
A tutt’oggi, a distanza di dodici mesi non ho avuto alcuna notizia dell’inchiesta giudiziaria in corso alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, fatta eccezione per gli accerta-
menti peritali ancora in corso. E,anche se spero che questo non avvenga, tenuto conto dei tempi della giustizia,diventa sempre più probabile che io non arrivi mai a conoscere
la verità sulla morte di mio figlio.

Mi rivolgo a Lei, Signor Presidente, affinchè il mio dolore di madre non rimanga invisibile e senza risposte.

Nel ringraziarLa dell’attenzione

Paola Armellini

Intervista a Paola Armellini articolo de Il Messaggero del  6 marzo 2013:

di Marida Lombardo Pijola
ROMA – Matteo solare, ironico, coltissimo, appassionato.. Elencare aggettivi, ricacciare indietro lacrime, scrivere a Napolitano, chiedere giustizia per Matteo, per tutti gli altri, per le stragi invisibili, «1.000 morti sul lavoro all’anno, 6 solo negli ultimi 20 giorni».

Userà la sua vita, Paola Armellini, per fare tutto questo. Userà ogni singolo giorno, anche questo, lo stesso in cui compie 71 anni, lo stesso nel quale un anno fa, per un perfido incrocio del destino, travolto dal palco calabrese sul quale doveva esibirsi la Pausini, ha perso la vita a 31 anni il suo Matteo. «Non è vero che è volato giù dal palco. Era fermo. Gli sono piombate addosso tonnellate di ferro da un palco che era stato montato da altri. Facendo il suo lavoro non sarebbe mai caduto: era attrezzato e addestrato come un rocciatore. Non so ancora nulla dell’inchiesta. Ho paura di morire senza sapere per colpa di chi è morto Matteo».

Crede che il presidente Napolitano possa aiutarla?
«Mi ha fatto sapere che non può interferire nel lavoro della magistratura, ma che indagherà. Gli avevo scritto, tra l’altro, che la sicurezza sul lavoro è un diritto. Lavorare non deve mettere a rischio la vita. E’ un’ingiustizia. Nessuno può capire cosa si provi se una persona cara muore così. Una notizia breve in un Tg, e poi più niente. Quando sarà finita, organizzerò qualcosa contro queste stragi. Combatto per Matteo, che odiava le ingiustizie».

Com’era il lavoro di Matteo?
«Gli mancava un anno per la laurea a La Sapienza. Lavorava per aiutarmi sin dall’età di 21. Era un ripiego, anche se si divertiva. Dipendeva da una Cooperativa. Non era assicurato, né tutelato dai sindacati».
Lo considerava un lavoro pericoloso?
«Tre mesi prima che morisse, dopo l’incidente al palco di Jovanotti, ho capito che era preoccupato. Pensava a quel ragazzo morto, a tutti gli incidenti di cui non si sa».
Lei ha ricevuto solidarietà?
«Dai suoi amici tanta. Mi ha molto colpito invece che non lo abbia ricordato mai la Cgil, anche se montava i palchi per il concerto a San Giovanni. O che non lo abbiano ricordato al concerto di Bologna. Nessuno li ringrazia mai, questi ragazzi. Il loro lavoro è indispensabile, duro, rischioso. Ma è come se fossero invisibili».

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